All'apice apprezzi ciò che ha prevalso
Solo davanti alla sensazione di salso
Il fondo non sempre è eccellenza
Quando al centro percepisci l'opulenza
Non noti gli ultimi lati pungenti
E se le faville sono ruggenti
La corposità è degli abbinamenti
È sì della rosa l'essere floreale
tra il gelsomino e noti è il regale.
Nel giorno uggioso senti la geosmina
petricore con la vicina brezza marina.
Sali e senti il legname sul poggio
così anche in cascina l'ambito foraggio.
Con l'anosmia non senti il tioacetone, ma neanche il fruttato e il tartufone.
Eucalipto vien da me rimembrato È tutto ciò che è ben affumicato.
Do tanto illudendo il mondo
Rendendomi un falso re
Mi compiangi quindi suonami
Faro di un'energia che trionfa
Solo in quest'ultimo sol
Laddove il bel paese è tela
Si suona, eccomi, dirò solo sì
Uno sguardo lontano divien pesante
Ora non più permesso amar il diamante
Accecata l'anima resa arrogante
Triste corre la mente se pur elegante
Non pone doni il ricordo cavalcante
Scavalca il nodo in gola ora gelante
La fiamma avvinghia se pur agghiacciante
Effetto albedo quando il bianco riflette
Indaco del cielo assorbe figure abiette
Verde veronese accoglie Calliope
E la sua scarlatte poesie filantrope
L'epica si tinge di solidago
Al contempo del mito ocra areopago
Sincretismi perpetui ebano e onice
Eretismi sfumati oramai in grigia pomice
Sfumato è il bruno colore
intriso del passato calore.
È Autunno, l'animo si adagia
perde la smarrita audacia.
Ma ecco il fogliame foriero
Ivi indica l'amicale sentiero.
Mattina, come di primavera
Rinnova una nuova era
La stagione mite spera
Con l'amicizia nostra fiera
Ilvelo di Mayaè unconcetto filosofico, reso celebre da Arthur Schopenhauer in Il mondo come volontà e rappresentazione, che descrive il mondo fenomenico come un'illusione o un sogno che nasconde la vera realtà (il noumeno). Derivato dall'antica sapienza indiana (Veda), questo "velo" impedisce di percepire l'essenza delle cose, mostrando solo rappresentazioni ingannevoli.
Significato Filosofico: Secondo Schopenhauer, il mondo che vediamo — spazio, tempo e causalità — è solo una "rappresentazione" del soggetto, non la realtà in sé. Maya è la dea dell'inganno che ci fa scambiare la corda per un serpente, ovvero la parvenza per la verità.
Origine e Metafora: Deriva dalla filosofia induista (specialmente dall'Advaita Vedānta), dove la māyā è l'illusione cosmica che imprigiona l'anima nel ciclo di morti e rinascite (samsāra).
Andare Oltre: "Squarciare il velo di Maya" significa superare l'apparenza fenomenica per comprendere che l'essenza profonda del mondo è la Volontà di vivere (una forza cieca e irrazionale).
Connessione con Kant: Schopenhauer interpreta il velo come il "fenomeno" di Kant, differenziandosi però perché crede che l'uomo, attraverso il proprio corpo e la sofferenza, possa superare questo velo e accedere alla "cosa in sé".
Il concetto è spesso paragonato al Mito della Caverna di Platone, dove gli uomini scambiano le ombre (fenomeni) per la realtà.