Il velo di Maya è un concetto filosofico, reso celebre da Arthur Schopenhauer in Il mondo come volontà e rappresentazione, che descrive il mondo fenomenico come un'illusione o un sogno che nasconde la vera realtà (il noumeno). Derivato dall'antica sapienza indiana (Veda), questo "velo" impedisce di percepire l'essenza delle cose, mostrando solo rappresentazioni ingannevoli.
Significato Filosofico: Secondo Schopenhauer, il mondo che vediamo — spazio, tempo e causalità — è solo una "rappresentazione" del soggetto, non la realtà in sé. Maya è la dea dell'inganno che ci fa scambiare la corda per un serpente, ovvero la parvenza per la verità.
- Origine e Metafora: Deriva dalla filosofia induista (specialmente dall'Advaita Vedānta), dove la māyā è l'illusione cosmica che imprigiona l'anima nel ciclo di morti e rinascite (samsāra).
- Andare Oltre: "Squarciare il velo di Maya" significa superare l'apparenza fenomenica per comprendere che l'essenza profonda del mondo è la Volontà di vivere (una forza cieca e irrazionale).
- Connessione con Kant: Schopenhauer interpreta il velo come il "fenomeno" di Kant, differenziandosi però perché crede che l'uomo, attraverso il proprio corpo e la sofferenza, possa superare questo velo e accedere alla "cosa in sé".
Il concetto è spesso paragonato al Mito della Caverna di Platone, dove gli uomini scambiano le ombre (fenomeni) per la realtà.

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